Andiamo a incominciare

Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.

mercoledì 18 agosto 2010

Pasta ai due pesti

E' una mia ricetta "storica", ma l'ho fatta una volta sola, quella della foto, ormai qualche anno fa, letta su "La Cucina Italiana".
Trovo però che sia una ricetta veramente carina.
Fai il pesto "alla genovese" come al solito: basilico nostro, aglio (quanto ne vuoi, se lo vuoi), sale, pinoli, olio evo, parmigiano e pecorino sardo metà per uno o in proporzione a piacere.
Poi fai il pesto "alla trapanese": di nuovo aglio (vedi sopra) e basilico, mandorle che avrai pelato col sistema dello shock termico, il prodotto della sfilettatura di cinque pomodori cuore di bue di media taglia. 
Anche questo pesto devi frullarlo, con l'avvertenza che comunque, anche se il pomodoro l'hai pulito bene dall'acqua di vegetazione, resta comunque un po' acquoso: bisognerà quindi frullare il pomodoro per primo e poi passarlo in un colino a rete molto fitta. 
Una volta rimesso il pomodoro “asciugato” nel frullatore aggiungerai l'aglio, il basilico (tanto quanto se ne è usato per il pesto genovese), le mandorle frantumate.
A questo punto sei pronto. Butti la pasta, (di taglia piccola secondo me) insieme a un po' di fagiolini. Quando è pronta la metti nella fiamminga, ci spargi i due pesti, ci affetti scagliette di pecorino.

Bon appetit


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